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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

domenica, marzo 30, 2014

Ganesh,il dio dalla testa d'elefante

                                                Dino Licci-Ganesh, acrilico su vecchia tegola

Si conoscono diverse leggende intorno alla nascita del dio Ganesh. Una di queste vorrebbe che la dea Parvati, moglie del dio Shiva, il distruttore dell’Universo che accanto a  Brahma, il creatore e Vishnu, il conservatore, fa parte della Trimurti,una delle massime divinità indiane, stufa di passare intere giornate da sola perché il divino marito  era sempre in giro per il mondo, decise di fabbricarsi  un figlio che le tenesse compagnia e insieme  facesse la guardia allontanando gli sconosciuti mentre lei faceva il bagno. Un giorno Shiva  decise di rientrare in casa prima del previsto e il figlio della dea, scambiandolo per uno sconosciuto, tentò d’impedirgli di entrare. Shiva, giustamente infuriatosi per l’affronto,  gli tagliò di colpo la testa col suo tridente.
Parvati, saputo della morte del figlio, si arrabbiò molto con il marito  che  promise di porre rimedio al suo gesto: avrebbe infatti  staccato la testa al primo essere vivente che fosse passato lì vicino e l’avrebbe messa sul collo del figlio.
Il caso volle che da lì passasse un elefante e Shiva prontamente staccò la testa del pachiderma e la mise sul collo del figlio di Parvati, ridandogli la vita. Nacque così Ganesh!
Questa è una delle varie leggende sulla nascita di Ganesh, ma, dietro ogni leggenda si nasconde un ben preciso significato assiologico.  Ganesh è la rappresentazione  di un’energia presente in ognuno di noi, pronta a manifestarsi nel momento del bisogno. E’ un aspetto dell’Assoluto che si manifesta come forza positiva in ogni uomo afflitto dalle avversità della vita.
La testa di elefante simboleggia la memoria cosmica; simboleggia anche la forza dell’elefante nel rimuovere gli ostacoli.
Le Sue grandi orecchie simboleggiano la capacità di distinguere la verità dalla menzogna.
Il tridente  disegnato sulla fronte, simboleggia  il fallo eretto simbolo di fecondità e le tre punte rappresentano i tre aspetti della manifestazione: Creazione, Preservazione, Dissolvimento e quindi le divinità ad essi abbinate nella Trimurti: Brahma, Vishnu, Shiva. Come ogni altra divinità indiana, possiede quattro mani  che reggono un’ accetta e un cappio con i quali taglia o tiene insieme i legami dell’ignoranza, ma anche  un fiore di loto che simboleggia la Purezza e un piatto con i dolci Ladu  che simboleggiano la conoscenza da cui deriva la liberazione.
La  proboscide regge un recipiente colmo di miele,  il nettare della conoscenza.
Il grande ventre del dio poi,  conterrebbe  l’universo intero!.

Ai piedi di Ganesha c’è sempre un topolino, o Mushaka, che  simboleggia l’astuzia e la fertilità.
 Insomma, prima di riderci sopra, dovremmo conoscere gli usi e costumi di un’altra civiltà, scoprendo così che il simpatico dio non è solo una fantasiosa leggenda , ma anche il simbolo di una morale, di un'etica cui sottendono le azioni degli umani, esseri dotati di capacità d'astrazione, che vede il trascendente nascondersi nella vita di tutti i giorni.

Filosofi greci


                                   Dino Licci-I filosofi greci-acrilico su vecchie tegole-

lunedì, marzo 24, 2014

Marmellate e confetture



Ad uso e consumo di mia moglie Elena, cuoca sopraffina.

Come conservare i cibi
Lo sapevate che l’acqua è un fattore di crescita importante  per la vita  dei batteri? La conservazione di molte sostanze alimentari si basa infatti sulla sua eliminazione parziale o  totale.
L’uso di sale (a secco o in salamoia), zucchero o alcool, determina negli alimenti una  sottrazione di acqua traducendosi  così in una azione conservante. Infatti  il sale e lo zucchero si legano all’acqua presente rendendola inutilizzabile per i microrganismi.
Per conservare gli alimenti è inoltre possibile impiegare acidificanti come l’aceto che, abbassando il pH, impediscono la moltiplicazione dei batteri. Anche la fermentazione lattica e quella acetica  aumentano  l’acidità di un alimento creando un ambiente sfavorevole  allo sviluppo dei microrganismi patogeni. E’ utile anche ricordare  che i batteri sono  mesofili, prediligendo  una temperatura che va dai 25 ai 40 gradi. Per questo congelare un alimento lo preserva dalla decomposizione ma interrompere la catena del freddo (scongelare e poi ricongelare un alimento),  è pericoloso perché i batteri riportati ad una temperatura ottimale dopo il congelamento, moltiplicano la loro velocità di crescita.
Sempre riguardo la conservazione di cibi, sarà utile ricordare che è la presenza dello zucchero ad impedire la decomposizione delle marmellate o confetture.
Qual è la differenza tra le due?

La marmellata contiene una percentuale di agrumi ( arance, mandarini, pompelmi) paro al 20%.

La confettura si realizza invece con qualsiasi altro tipo di frutta in  percentuale variabile tra il 35 ed il 45 % .

La gelatina  utilizza invece  solo  il succo della frutta senza la buccia o la polpa.

                                                                                                    Dino


sabato, marzo 22, 2014

Embrioni umani



Ci sono stati  momenti nella storia relativamente recente dell’uomo, che sono delle vere e proprie svolte, delle vere conquiste sociali e culturali ma è raccapricciante dover constatare  che tali eventi debbano essere collocati sempre in un contesto di violenza, di scontro, di spargimento di sangue. E non mi riferisco alle guerre fra popoli e nazioni di diversa etnia o diversa estrazione culturale. Io mi riferisco  anche e soprattutto alle guerre intestine, alle guerre di religione, agli scontri sociali, spesso necessari per acquisire uno stile di vita tale da correggere  sperequazioni, abusi, sfruttamenti, speculazioni. Così, anche nell’ambito della Chiesa, la riforma luterana  arrivò a correggere il malcostume ed i privilegi di alcuni papi  rinascimentali che sperperavano nel lusso le risorse che le grandi potenze europee loro elargivano, ma fu anche una ribellione dell’uomo schiavo, ignorante ed analfabeta contro chi gestiva la cultura dall’alto di una ristretta cerchia di iniziati. Fu anche un anelito di libertà da parte dell’uomo che voleva finalmente dialogare con Dio senza intermediari che lo derubassero  del libero arbitrio, della libera interpretazione delle leggi del mondo. E che dire del momento più alto di questa ascesi, quando il sangue della ghigliottina colorò di rosso le strade francesi percorse da un anelito di eguaglianza, fraternità,  libertà  che avrebbero finalmente trasformato, pur fra le efferatezze che la rivolta comportò, il suddito in cittadino, lo schiavo in uomo libero? Eppure eguaglianza e libertà non sempre vanno d’accordo. A parte le utopiche visioni del mondo teorizzate dalla notte dei tempi come la città stato di Platone, la Città di Dio di Agostino, l’Utopia di Tommaso Moro, la Città del Sole di Campanella o il Capitale di Marx, un liberismo pragmatico, per quanto attinga   all’illuminismo di Voltaire, Montesquieu, Diderot, D’Alembert o al liberalismo filosofico di Locke, comporterà sempre un momento di crisi  quando la meritocrazia e la crescita individuale sfoceranno  immancabilmente in una sperequazione economica e sociale. Ma la democrazia, laddove sia attuata correttamente attraverso un dibattito parlamentare, dovrebbe essere l’espressione vera del volere di tutto il  popolo attraverso i suoi rappresentanti,  e quindi  anche di tutte le classi sociali che lo costituiscono. E dovrebbe riuscire a sanare, con oculati interventi legislativi, quelle ingiustizie  che un liberismo sfrenato comporterebbe, pur lasciando spazio al libero mercato ed alla libera concorrenza. Certo non è cosa facile  coniugare i due assiomi “ad ognuno secondo i propri meriti” con “a ciascuno secondo i propri bisogni” ma trovare un’intersezione tra queste due “verità”, dovrebbe essere lo scopo  precipuo di ogni statista degno di questo nome. Quando si legifera però, oltre ad imbattersi in problemi di natura economica,   spesso s’incappa in  questioni  etiche che devono tener conto anche delle opinioni della Chiesa, del cui alto valore morale nessuno dubita quando lo si interpreti dall’alto del messaggio evangelico e non dal suo discutibile dominio temporale. In democrazia ogni opinione deve essere vagliata, soppesata, interpretata alla luce delle moderne conoscenze scientifiche se non si vuole regredire ai tempi medioevali laddove il dogma, l’assioma, l’atto di fede, bocciavano il libero pensiero come nel caso dei Vanini, dei Campanella, dei Bruno, dei Galilei.

Alla luce di questa necessaria e breve e certamente non esaustiva premessa io, biologo, mi permetto, se non di esprimere un’opinione, almeno di riassumere l’iter evolutivo di un embrione affinché  si faccia chiarezza su quanto la televisione, spesso attraverso giornalisti male informati, ci propina:

L’embrione nasce da un atto d’amore. L’incontro dello spermatozoo con la cellula uovo avviene solitamente nella tuba uterina. Qui una grande quantità di spermatozoi corre verso l’uovo in una gara affascinate che li vede proprio competere in velocità  per raggiungere l’ambita preda. Quando il primo  di essi riesce ad entrare nell’ovulo scatta una specie di saracinesca, quella che si chiama membrana di fecondazione che impedisce a tutti gli altri  contendenti di entrare. Infatti tutti gli altri (e sono milioni) ci sbattono il muso e sono destinati a morire. Già in questo stadio, cioè di uovo appena fecondato, il processo  vitale è avviato e, in condizioni fisiologiche, se questo viaggio affascinante non incontrerà ostacoli, esso   andrà avanti fino al parto, attraverso una ricapitolazione ed un susseguirsi  di tante forme vitali che paiono ricostruire in vivo tutta la storia evolutiva dell’Umanità.
Ci vorranno una trentina di ore perché questa cellula diventi zigote, cioè una cellula dove si siano coniugati i caratteri ereditari  del padre e della madre, i cromosomi, 23 di origine paterna,23 di origine materna. Tutte le nostre cellule infatti, tranne quelle sessuali ridotte per meiosi , posseggono, nel loro corredo,46 cromosomi.
Lo zigote  comincia così  a moltiplicarsi con una  prima mitosi (divisione cellulare in due metà, ognuna delle quali   ricostruirà esattamente la parte mancante), alla quale seguiranno altre divisioni fino a dar luogo a una  morula, cioè una piccola sfera formata da tante cellule derivate dal primo zigote  e tutte totipotenti cioè indifferenziate. Solo ora, solo a questo stadio questo micro organismo guadagnerà l’utero dove vagherà  libero per altri tre giorni fino a trasformarsi in blastocisti. Ma se vagasse nell’utero senza cibo morirebbe per cui le sue cellule cominceranno ad andare verso diverse direzioni: una parte darà luogo al futuro “corpo” dell’embrione, l’altra parte formerà il trofoblasto, una struttura cioè capace di fissarsi alla pareti dell’utero, all’endometrio (la parte mucoide dell’interno dell’utero) dando  luogo ai villi coriali ed alla placenta, a quelle strutture cioè capaci di fornirgli cibo, ossigeno, anticorpi e tutto ciò che ancora non possiede ma che la madre gentilmente gli elargisce  e che si evolveranno nel  cordone ombelicale. Vi risparmio il resto, che naturalmente è materia specialistica ma vorrei rimarcare come l’embrione non sia vita autonoma ma dipenda da condizioni esterne a lui, prima tra tutte il contatto con la madre.
 L’embrione si chiamerà così fin verso il terzo mese di vita intraurterina quando assurgerà alla dignità di feto e tale resterà finché non emetterà il primo vagito.

E’ chiaro  che io sono un evoluzionista come quasi tutti i biologi del mondo e tutti i ricercatori, credo cioè in Darwin, nelle sue leggi, nelle sue considerazioni. Io non ho nessun dubbio che l’uomo derivi  da progenitori comuni ai primati ed indietro nei tempi attraverso i secoli, da mammiferi inferiori e  quindi dai rettili e poi a ritroso dagli anfibi, dai pesci e cosi via ancora  indietro fino agli esseri unicellulari (4 miliardi di anni fa). Ora c’è una legge in biologia, la legge di Haechel, dal biologo che la formulò per primo e che è diventata un celebre aforisma e che recita così: “l’ontogenesi ricapitola la filogenesi”che significa, in parole povere, che durante tutto il suo sviluppo della vita intrauterina, l’uomo ripercorre tutte le tappe della sua evoluzione, della sua filogenesi . Insomma prima è un essere unicellulare come abbiamo visto (lo zigote), per diventare simile ad un celenterato ci vorranno 3-4 settimane, per somigliare ad un’ascidia 7-9 settimane, per somigliare ad un anfibio 4 mesi (filogeneticamente 340 milioni d’anni fa).Per somigliare ad un rettile come eravamo nel permiano(270 milioni di anni fa )dovrà avere 5 mesi dal concepimento e per sviluppare l’omeotermia, l’olfatto, la pressione palmare, somigliare cioè ad un mammifero, dovrà aspettare 7 mesi del concepimento(filogeneticamente 230 milioni di anni fa) e così via.
Come vedete la materia è complessa e si complica ancora di più per chi crede nell’anima perché si dovrebbe decidere qual è il momento dell’immissione dell’anima nell’uomo, dovendosi a priori escludere, io penso, che sia per metà di origine paterna e per metà di origine materna. Naturalmente quest’ultimo è un problema che riguarda i credenti ma, anche in questo caso, le autorità religiose dovranno pronunziarsi sul momento magico che trasforma l’animale in uomo.
 Un accenno a questo problema  c’è nell’enciclica “Humani generis”  del 1950 ma, al contrario delle discipline scientifiche, l’interpretazione dei testi giuridici e teleologici non è sempre un esercizio facile. E poi c’è il mondo laico, ci sono gli atei, ci sono gli agnostici, ci sono i fedeli di altri credo alcuni vicinissimi, altri lontanissimi dall’etica che ci deriva, volenti o meno, dal nostro bagaglio culturale, dall’imprinting che comunque abbiamo subito in età adolescenziale, dalle nostre letture, dalle nostre amicizie, dalle nostre scuole. Se l’uomo è la creatura che è, totalmente diversa da tutti gli altri esseri viventi, egli lo deve, da un punto di vista biologico, alla comparsa della corteccia che porta con sé il linguaggio, la capacità d’astrazione, l’auto -osservazione, la corsa verso l’autodeterminazione.
 Ma l’errore enorme che si fa nel soppesare la vita umana è la credenza, inficiata dalle teorie creazionistiche, che la corteccia (l’anima, il nous, lo spirito), siano comparse all’improvviso, con un atto divino o comunque improvviso ed esterno a noi. Invece l’uomo, come tutti gli  altri esseri viventi, è evoluzione, dinamismo, trasformazione.  In questo preciso momento, mentre noi stiamo dialogando sulla definizione di embrione, dentro di noi c’è quel quid inesplicabile che ci sta trasformando.


 Le radici dei nostri canini, generazione dopo generazione, affonderanno sempre di meno nei nostri alveoli, le nostre unghie somiglieranno sempre di meno agli artigli  dei nostri progenitori, il nostro coccige annullerà gradualmente i suoi residui di coda, la nostra scatola cranica  aumenterà la sua cavità per contenere sempre maggiore materia cerebrale.
Ma nessuno di noi se ne accorgerà se tenterà di osservare questi cambiamenti filogenetici  misurandoli in secoli  laddove occorrono milioni di anni, così come, nella nostra ontogenesi, nessuno si accorge d’invecchiare se si guarda allo specchio giorno dopo giorno laddove occorrono anni   per notare delle differenze apprezzabili. Ed allora come si può pensare di equiparare un embrione, la cui sopravvivenza è legata a numerosi fattori a lui estranei, ad un uomo, senza peccare di presunzione ? Certo noi viviamo la nostra esistenza trasportati dai nostri innati bisogni di razionalità ed esoterismo, di illuminismo e romanticismo, di positivismo e spiritualismo. Ma  nella stesura di una legge che riguarda essenzialmente l’embriologia umana ed anche l’embriologia comparata non possiamo ignorare il parere della Scienza. E la Scienza, bisogna ricordarlo, è per sua  natura  falsificabile e  cioè pronta a modificare le proprie leggi in parallelo all’evoluzione del pensiero. Noi uomini, esseri imperfetti, forse dobbiamo aspettare, come ipotizzava già Seneca, che le nostre strutture celebrali ci consentano di spiegarci domani quelle manifestazioni fenomeniche che, appartenendo alla metafisica, hanno tutto il sapore del noumeno kantiano e sono per loro natura inspiegabili. Nella filosofia del vecchio  precettore è racchiusa, a mio avviso, tutta la verità  del nostro dilemma. Nessuno, alla luce delle nostre  capacità odierne, può definire vita umana  la vita dell’embrione e nessuno può asserire il contrario. Chi lo fa si assuma la responsabilità di riportarci alle guerre  di religione, agli scontri ideologici che basano la loro sicurezza sugli assiomi, sui dogmi, sulle verità precostituite invece che sulla corretta, asettica, razionale osservazione del fenomeno nei limiti che i nostri recettori attualmente c’impongono. 

Dino Licci


venerdì, marzo 21, 2014

Primavera

Buona primavera a tutti

                           Dino Licci-Primavera- acrilico su tela 50 x 70

martedì, marzo 18, 2014

Le onde gravitazionali



Con la scoperta delle onde gravitazionali che Einstein aveva previsto con la sua teoria delle relatività generale ci stiamo sempre di più avvicinando al momento cruciale in cui tutto ebbe inizio Stiamo per capire come tutto è avvenuto,
stiamo per capire cosa sia il Big Bang.
Questo termine fu coniato in modo ironico e dispregiativo da uno studioso inglese che insegnava a Cambridge, certo Hoyle che aveva formulato la teoria dello Stato Stazionario. Egli insomma credeva che l’Universo fosse statico e che fosse sempre esistito, ma oggi sappiamo, perché lo si è potuto ormai variamente sperimentare, che Hoyle aveva torto:

L’Universo ha avuto un inizio 13,7 miliardi di anni fa ed è tutt’altro che stazionario. Esso  si espande a grande velocità con un curioso meccanismo laddove le galassie si allontanano le une dalle altre  pur senza muoversi direttamente ma come se fosse lo spazio stesso a dilatarsi. Gli scienziati sono soliti paragonare il fenomeno (per scopi didattici)  a quello di un palloncino gonfiabile cui sono stati disegnati dei puntini rossi. Gonfiando il palloncino i puntini si allontanano sempre più velocemente gli uni dagli altri pur senza muoversi. Insomma la dilatazione è propria dello spazio che contiene le galassie.

Anche Einstein pensava, a torto,  che l’Universo fosse statico e ipotizzò l’esistenza di una forza misteriosa, la costante cosmologica che avrebbe impedito agli astri di collassare secondo le leggi della gravità. Ma la sua teoria della relatività suggeriva proprio il contrario .

Il primo a formulare la teoria del BIG BANG o UOVO cosmico fu padre Lemaitre  che aveva tratto le sue conclusioni proprio studiando le formule di Einstein.
E fu  Hubble, con l’aiuto di potentissimi telescopi e l’analisi spettroscopica, a fornire le prove che l’Universo in effetti  si dilata espandendosi  in ogni direzione e da qualsiasi punto lo si osservi.  Egli, per calcolar la velocità d’espansione,  si basò sul metodo delle candele standard e cioè di alcune stelle di cui conosceva la luminosità, le Cefeidi per esempio, che pulsano con ritmi costanti.

Se l’Universo si dilata, ciò vuol  dire che prima era più piccolo e via via, andando indietro nel tempo, sempre più piccolo fino alle dimensioni  microscopiche laddove la temperatura e la pressione dovevano essere altissime.

Hubble inoltre aveva scoperto la galassia  di Andromeda, cioè un altro mondo immenso fuori dalla nostra via Lattea che fino al 1920 si pensava comprendesse l’intero Universo.

Hubble in una sola notte   ci fece capire che l’Universo era immensamente più grande di quanto si pensasse a quei tempi!!!

Non una sola  galassia con 100-200 miliardi di stella ma 100 miliardi di galassie simili alla nostra che ruotano tutte insieme nell’Universo infinito

Ma quali prove si  avevano che si era intrapresa la strada giusta?

A questo punto entra in scena uno scienziato russo.

Gamov pensò che se l’Universo, andando indietro nel tempo diventava sempre più piccolo, allora la sua pressione e la sua temperatura dovevano essere enormemente più alte e quindi  ipotizzò una  Radiazione cosmica di fondo che non riuscì a trovare personalmente ma che fu  scoperta poi quasi per caso da  Penzias e Wilson, due scienziati insigniti del premio nobel nel 1978. La teoria dello stato stazionario veniva così abbandonata per sempre mentre tutti gli scienziati del mondo confermarono la teoria  del BIG BANG

Furono  però mosse Critiche alla teoria del big bang

Problemi sull’equilibrio termico dello spazio profondo e sui tempi delle formazioni delle galassie: L’Universo è troppo grande e non abbastanza vecchio perché la sua temperatura sia costante in tutti i suoi punti, si disse.
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Così si formulò la teoria dell’Inflazione di Alan  Guth che prevede che l’Universo piccolissimo e incredibilmente caldo, si sia espanso inizialmente ad una velocità molto superiore a quella della luce in che avrebbe consentito l’uniformità della temperatura-
Le quattro forze della natura erano fuse  insieme e l’espansione sarebbe avvenuta quando ancora le leggi di Einstein non potevano essere valide. Poi  la gravità si staccò dalle altre forze nei primi istanti di vita  liberando energia e consentendo l’inflazione di Guth.  Finora ci si era spinti indietro nello spazio tempo  fino a 380.000 anni dallo scoppio iniziale. Il WNIP, il satellite inviato dalla Nasa per avere conferma della teoria dell’inflazione  (2001)  ci fornì  nel 2003 un’immagine dell’Universo bambino (380.000 anni di età)- Tutto corrispondeva alle teorie proposte!!!  

Fino ad oggi non ci si era mai spinti più indietro nello spazio tempo e nessuno era certo che avremmo potuto “vedere” le onde gravitazionali , ma ieri 17 Marzo 2014, il   segnale dell’inflazione cosmica è stato  registrato grazie agli strumenti di un telescopio a microonde chiamato Bicep2.
L’importante notizia ci è stata notificata dal Centro di astrofisica dell’università di Harvard  di Boston ad opera degli astrofisici John Kovac e Chao-Lin Kuo. 
  
Se finora  l’inflazione cosmica era solo un’ipotesi atta a giustificare la  geometria  dell’universo come oggi lo vediamo, oggi diventa ancor più un fatto tangibile e, per quanto possa sembrare strano,  13.700 miliardi di anni fa, comparvero  lo spazio ed il tempo con una dilatazione esponenziale  tale  che  dalle dimensioni di una biglia che conteneva già tutto ( energia, materia, particelle elementari), l’Universo ha raggiunto le dimensioni attuali. E continua ad espandersi sempre più velocemente!!!


mercoledì, marzo 05, 2014

Il ruolo della donna nel nostro Salento




Taras (Taranto) e Kallipolis (Gallipoli), sono i nomi di due antiche città che ci riportano alle nostre origini di salentini impregnati da un coacervo  di culture che, sommandosi nel corso dei secoli, hanno determinato la nostra civiltà.

La cultura meridionale nasce  con la filosofia  della Magna Grecia, laddove per filosofia deve intendersi qualcosa di mezzo tra la teologia  e la scienza. Dalla teologia essa infatti  eredita l’indagine su argomenti sui quali non si può avere una conoscenza definita, dalla scienza la volontà di avvalersi della ragione  piuttosto che della tradizione nella ricerca della verità. La tradizione, sommata alla rivelazione, attiene al campo della teologia che sfocia  nel dogma, la ricerca suffragata dalla sperimentazione e dalla falsificabilità, attiene al campo della scienza che sfocia nell’indagine sperimentale.
La filosofia  sorse in Grecia nel VI secolo a.C. e attecchì in tutta la Magna Grecia finché non fu nuovamente sommersa  dalla teologia quando nell’antica Roma germogliò il Cristianesimo che la travolse o la condizionò pesantemente. Ma, per quanto riguarda la nostra terra di salentini, dobbiamo ricordare che altre civiltà come l’araba e la longobarda contribuirono a forgiare una  cultura e una religiosità, che sono la sommatoria di molti diversi costumi.
Ma in questa breve disquisizione vorrei sottolineare quale sia stato il ruolo della donna nel corso dei secoli anche nel nostro Salento che era culla di civiltà.
La cultura precristiana assegnava alla donna un importante ruolo di donna –madre. Prendiamo per esempio il culto della Madonna che fu innalzata al rango di “Madre di Dio” col concilio di Efeso del 431, durante il quale si scontrarono due opposte fazioni:
 1) quella ortodossa, capeggiata da Cirillo  che riteneva Maria madre di Dio (Theotokos) perché la Madonna avrebbe  dato alla luce non un uomo ma Dio come uomo;
2) quella nestoriana, capeggiata appunto da Nestorio, che riteneva la Madonna essere madre di Cristo (Christotokos) enfatizzando la natura umana di Cristo che poteva definirsi soltanto Theophoros, cioè “portatrice  di Dio”.
Si trattava di scegliere tra queste “controversie cristologiche” come furono definite e che  portarono Cirillo della scuola unitaria (alessandrina), a  spuntarla  sulla scuola divisiva (antiochena) di Nestorio.
Queste disquisizioni teologiche, che potrebbero apparire faziose e sterili, ebbero effetti enormi su tutta la cultura occidentale e, per sincerarsene, basti guardare alla diffusione del culto della Madonna come Madre di Dio estesasi a macchia d’olio  in tutto il mondo.
Se invece vogliamo osservare l’evento da un punto di vista storico e scientifico, ci accorgeremo che  in molte civiltà pre-cristiane furono venerate divinità femminili legate ai cicli stagionali (si festeggiavano in primavera) ritenendole foriere di fecondità con il mondo che si risvegliava dal lungo letargo invernale. Le religioni egizie e babilonesi erano infatti il culto della fertilità: la Terra era femmina, il  Sole maschio spesso simboleggiato da una figura taurina. In Babilonia Ishtar era la suprema divinità femminile, ma in tutta l’Asia la “Gran Madre” era venerata sotto molteplici nomi:
Nella religione induista prendeva il nome di Aditi, pura energia generatrice di ogni cosa, dea madre di  dodici figli quasi a significare i dodici mesi dell’anno,  l’alternarsi delle stagioni e l’ordine cosmico generato da lei stessa.
Nell’antica Persia veniva poi adorata la dea Anahita, madre guerriera, mentre in Grecia emergeva  la figure di  Demetra, anche lei vergine madre, caduta dal cielo sotto le spoglie di una pietra nera. Inanna appartiene invece alla  civiltà sumera e in Egitto troviamo  Iside, una divinità associata alla magia e all'oltretomba, ma anche capace di civilizzare il mondo perché avrebbe  introdotto  la pratica del matrimonio e insegnato alle donne le arti domestiche e agricole. Possiamo ancora citare la dea baltica Laima, che, raffigurata come un’orsa, era  la personificazione del fato e della fortuna, oltre che protettrice delle donne incinte.  Una  deità celtica era invece   Sheila, simbolo di procreazione come pure Mami  che aveva il compito di sovrintendere alla formazione del feto e che i Sumeri consideravano la regina di tutte le cose. Tutti questi miti tendono, nella nostra cultura,   a unificarsi nell’immagine  della Madonna, madre e donna come si evince anche dalla parole che Gesù, secondo la tradizione cristiana, pronunciò dalla croce : “Donna, ecco il tuo figlio” o, rivolgendosi  al discepolo Giovanni “Ecco dunque  la   tua madre”.
Una figura materna era la dea  che  alcuni colonizzatori greci ravvisarono  in alcuni templi dedicati ad Artemide in Asia minore. Adottandone  il culto, la  trasformarono in Diana d’Efeso che il concilio omonimo, come abbiamo visto, gratificò col nome di “Madre di Dio”.
In realtà tutte queste divinità racchiudono lo stesso principio della creazione e rinascita  oltre che la definizione della donna come madre  protettrice della sua prole e delle messi  in generale.
 Il mondo greco declassò la figura della donna come si evince da molti scritti di Platone ma anche l’arrivo della cultura araba e longobarda, apportarono alcuni significativi cambiamenti: Nel diritto longobardo infatti le donne non avevano libertà giuridica e spesso dovevano ricorrere al mundualdo per esercitare i propri diritti:Il   mundio (dal  latino mundium) era un istituto  consistente nel potere di protezione del capofamiglia, appunto mundualdo,  sugli altri membri del gruppo familiare (la fara), e tra questi in particolare sulle donne.

L’avvento poi della cultura islamica  con le incursioni  arabe che invasero oltre a gran parte della Sicilia, anche il  nostro Salento per restare nell’ambito dell’ Italia, declassò ancor più il ruolo femminile. Le limitazioni imposte alle donne deriverebbero dall’interpretazione del Corano che nella sura "della Luce" (v. 31) recita che “le credenti abbassino gli sguardi e custodiscano le loro vergogne, non mostrino troppo le loro parti belle ad altri che agli uomini della famiglia e non battano i piedi sì da mostrare le loro parti nascoste” Secondo un' antica usanza che è precedente al Corano questo versetto proibirebbe alle donne perfino di mostrare il volto, mentre il divieto di battere i piedi deve essere interpretato con il divieto per  le  donne  di ballare.   Oggi, nel mondo multietnico e culturale che ci contraddistingue, la donna ha conquistato un posto rilevante nell’ economia e nella politica tanto da travalicare in molti casi il ruolo maschile, ma ciò non toglie che riaffiorino nell’ambito familiare di alcune etnie, fenomeni che ci riportano indietro come le pratiche barbariche dell’infibulazione che è un retaggio atavico e precedente l’introduzione dei testi sacri cui si è fatto cenno.

lunedì, marzo 03, 2014

La pioggia d'oro

                    
                              Dino Licci-La pioggia d'oro-tecnica mista-40x60