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Dino ama tutto ciò che di semplice e bello la Vita può offrire.E' solito contornarsi di animali e piante che allietino i suoi pensieri e stimolino la sua osservazione verso tutti quei fenomeni che la natura,sua maestra di Vita,continuamente gli trasmette condizionando e migliorando il suo inquieto ma sereno divenire...................

mercoledì, maggio 07, 2014

da:"Lettere a un'amica " di Dino Licci



21 SETTEMBRE  2008

Oggi non mi va di sognare. Non mi va neanche di dedicarmi ai miei studi preferiti, quelli che trascendono i tempi rivestendosi potentemente di Universalità. Gli ultimi accadimenti della mia  vita mi riportano prepotentemente sul concreto, mentre noto  con sgomento,  che le stesse problematiche che affliggono i nostri comportamenti quotidiani, sono le stesse di sempre, se i grandi della terra ci lasciano documentazioni tangibili di tale verità:
 Il 30 luglio 1932  da Gaputh (Potsdam),  Albert  Einstein scrive a Sigmund Freud  una  lunga ed articolata lettera che ha per oggetto la guerra, ricevendone un’ampia ma, in un certo senso, desolante risposta. Il fisico, impressionato dai guai che la società può apportare a se stessa con l’uso di armi sempre più sofisticate, chiede lumi allo psicologo, che lo istruisca sugli istinti che conducono l’uomo all’autodistruzione. La domanda è formulata in modo esaustivo e contiene già  al suo interno, la desolante risposta. Ciononostante i due grandi dialogano, annaspano, si arrovellano, nella ricerca di una soluzione esauriente, di una speranza di pace  che liberi l’uomo da questo flagello, ma che  mi par di capire, alla luce di un’attenta lettura dei loro scritti e  un’accorta analisi storiografica del percorso umano,  sia  espressione fondamentale della natura stessa  di tutta l’umanità. Eros e Thanatos, la pulsione della vita e la pulsione della morte in un gioco infinito, in un alternarsi senza fine  di scontri, compromessi, sottomissioni, trattati, conferenze, dibattiti, firme, propositi che poi sfociano inevitabilmente, sconsolatamente, nell’eterno conflitto che regola le  sorti dell’umanità, della vita stessa  in tutta la sua complessa varietà. Guardiamoci intorno. Riguadagniamo per un attimo la nostra più intima essenza.
Passiamoci le dita sulle radici dei canini, tocchiamoci il coccige con quel brandello di coda, guardiamo i nostri occhi puntati in avanti come quelli di tutti gli altri animali predatori. E’ quella che  chiamiamo ferocia che ci consente di sopravvivere, è lo scontro, la crudeltà mista e condita dalla “pietas”, dall’amore, dalla compassione, dalla  misericordia.  Fuori dagli schemi classici, fuori da ogni vuota retorica, non siamo noi che aggrediamo  ogni giorno, fin dal primo respiro, i diritti degli altri, uomini, piante, animali, assoggettandoli ai nostri voleri, alle nostra esigenze? Salvo poi a dirci pacifisti, a innalzare inutili vessilli arcobaleno che gridano una  verità scontata ma senza riscontro pratico, senza nessuna possibilità di soluzione. Ci hanno provato in molti ma la verità è una sola come fece dire Platone a Trasimaco nel primo libro della “Repubblica”. La verità è del più forte.   Quando l’uomo era vestito da scimmia, lottava contro i suoi simili brandendo improvvisati bastoni, i primi strumenti  che la funzione del dito opponibile gli consentiva ormai di costruire, cominciando  una corsa verso il dominio assoluto ed incontrastato della terra. La forza dell’idea si sostituiva alla forza bruta, ma senza abbandonare il primitivo disegno del “dominare per non essere dominati”. Gli studiosi di etologia, gli esperti di evoluzionismo, gli specialisti della vita,  sanno che la comparsa dell’uomo è relativamente recentissima nella storia del pianeta, recente e dirompente,  perché porta con sé distruzione e morte ma anche qualcosa di molto più allarmante: la coscienza di sé, la coscienza di dover morire e il dolore insito in questa scoperta. Così nascono le religioni, nascono dal desiderio d’immortalità, dal rifiuto  che tutto finisca col cessare del respiro. Antiche credenze, dalla reincarnazione al giudizio universale, dalla trasmigrazione delle anime,  alla loro punizione eterna. E nascono i nuovi potenti, ai capo tribù si sostituiscono gli stregoni, ai guaritori i sacerdoti. I gestori delle anime, i tutori della vita eterna diventano i nuovi capi, le religioni i nuovi eserciti. E partoriscono le crociate, le lunghe guerre di religione, le conversioni forzate, l’assoggettamento al proprio credo, le lotte intestine  tra cattolici ed ortodossi,  tra Sciiti e Sunniti,  tra laici e credenti. Ci provano in molti a trovare un sistema, uno schema universale che sancisca il vivere civile, che obblighi l’umanità a rigide regole di comportamento sociale……


2 commenti:

  1. L'uomo e la guerra:parti, porzioni di sè assoggettate al male, l'eterna lotta per il predominio. La pace e la guerra in stretta correlazione.

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